Prove allergiche, come vengono fatte

By | 31 Gennaio 2019

Prove allergiche come vengono fatte e gli strumenti utilizzati

I test che si effettuano per stabilire se si è allergici o meno ad una certa sostanza, sono detti anche prick test. Le ragioni per cui si utilizzano questo metodo, risiedono nella loro accuratezza e affidabilità. Non è molto difficile da effettuare godendo di una scarsa invasività, hanno un basso rischio di effetti collaterali e costi bassi per l’implementazione.

Le caratteristiche hanno però portato ad una tendenza nel banalizzare il prick teste ad una superficiale lettura dei dati.
Questo tipo di prove allergiche viene effettuato anche oltre che per la diagnosi di allergie, anche per modellare uno standard degli allergeni e la loro variazione nel tempo rispetto alla reattività cutanea.

Di seguito un elenco valori da considerare per un prick test:

VP – Veri positivi soggetti positivi al test e clinicamente malati
FP – Falsi positivi soggetti positivi al test ma clinicamente sani
VN – Veri negativi soggetti negativi al test e clinicamente sani
FN – Falsi negativi soggetti negativi al test ma clinicamente malati
Sensibilità di un test diagnostico VP/(VP+FN) x 100
Specificità di un test diagnostico VN/(VN-FP) x 100

In poche parole la sensibilità è inversamente proporzionale al numero dei dati falsi negativi che si ricevono. La specificità invece, sara  inversamente proporzionale al numero dei dati falsi positivi.
L’accuratezza e l’efficienza della diagnosi risulta da una bilanciata quantità di dati con risultati di sensibilità e specificità.
L’accuratezza nel complesso del test, dipende moltissimo dal materiale utilizzato, unitamente alla procedura che viene scelta ed eseguita.

Quali dispositivi vengono usati per le prove allergiche

I dispositivi medici che si usano per le prove allergiche, comporta l’inserimento attraverso la pelle con delle piccolissime incisioni, di una quantità sufficiente per creare la risposta allergica per renderla misurabile. Tutto in teoria può essere utilizzato per produrre l’incisione, ma è consigliabile usare degli strumenti che non creino danni e che non inquinino il risultato del test.

In pratica ormai si usa materiale a singola utilizzazione, metallico o plastico che hanno delle punte molto piccole che in genere vanno da 1 a 1,5mm. Per gli strumenti in plastica le punte sono messe al centro di un piano, costituito da una lamina in materiale di metallo, con 2 elementi a lato.

I problemi che possono nascere nelle prove allergiche, si possono manifestare in pazienti con dermografismo, pazienti che hanno lesioni cutanee nella zona dove si è effettuato il test, pazienti che sono sottoposti a cure mediante farmaci che possono alterare la risposta allergenica.

Gli allergeni che si utilizzano devono essere standardizzati il più possibile a livello biologico. Il numero e la tipologia degli allergeni da usare, può essere diverso a seconda della realtà locale della zona da trattare.

L’inizio è consigliato con una diagnosi di allergeni standard che comprende: Un misto di acari maggiori, misto di graminacee, paritaria, misto di betulla/nocciolo/ontano, olivo e gatto.
Una volta che è decorso un tempo utile a capire se ci sono state reazioni allergiche o meno, si può successivamente procedere con allergeni meno diffusi ma che potrebbero essere i responsabili delle sofferenze del paziente, come ad esempio il cipresso, l’ambrosia, salsola e chenopodio.